Olympiacos, chi gufa e chi vince
«Certo, l’Olympiacos non ha il talento del Cska». «L’Olympiacos gioca con mezzo lungo, il Cska ha Kirilenko». «Printezis fa una cosa buona e ne sbaglia un’altra». Quando Niccolò Trigari e Dan Peterson, a una manciata di secondi dal termine, hanno annunciato che il Cska aveva già vinto l’Eurolega 2011-’12, dopo tutti quei commenti precedenti e dopo il supervantaggio conquistato (e poi dilapidato) dai russi, pochi telespettatori potevano dubitare del dogma contenuto da quelle parole. Deve vincere l’armata rossa, è troppo più forte dei greci.

Giorgos Printezis ha risolto la finale di Eurolega a favore dell'Olympiacos (foto Klearchos Kapoutsis, licenza cc-by-2.0)
Ma non è così. L’ala greca, quella che una ne fa e un’altra ne sbaglia, realizza un tiretto senza troppe pretese, colpevolmente mollato dalla difesa russa, e consegna la vittoria più incredibile che abbia mai visto. Sono questi i momenti che fanno amare lo sport: l’Olympiacos non ha mollato quand’era sotto di un’infinità di punti, mentre il Cska si è cullato, amabilmente sviolinato dai telecronisti, che hanno cantato vittoria troppo presto. Ha vinto non chi ha più talento o più soldi, ma chi ha lavorato in palestra fino all’ultimo giorno per raccogliere i frutti del sacrificio. Alla faccia dei gufi.
Bravo l’Olympiacos, anche a eliminare in semifinale il Barcellona (fuori dall’Europa come la squadra calcistica, ma ancora in piena corsa per conquistare il titolo nazionale spagnolo), altra grande della pallacanestro continentale e altra favorita battuta al termine di una partita dal punteggio basso e con uno scarto minimo.
È una vittoria che porta con sé la speranza che la squadra del Pireo possa essere la metafora di un’intero Paese che ha bisogno di vincere la partita politica ed economica (altro che basket!): con tanti “telecronisti” che gufano per il fallimento, se si segue questo copione la Grecia si salverà.
