La nuova riforma e le leghe americane

La FederBasket ha approvato l’ennesima riforma dei campionati. La pallacanestro italiana vive ogni anno di novità nelle serie nazionali, con cambi di denominazione dubbi (Serie A Dilettanti, a mio avviso, è il più divertente: chi indovinerebbe mai che è la terza serie?) e regolamenti che mutano in corsa (come quest’anno in DNC: dovevano retrocedere cinque squadre da ogni girone, ora solo tre): la stabilità rimane un miraggio, anche se quest’ultima formula potrebbe avere un suo perché.

Giacomo Corallo, allenatore del Valverde, e Alessandro Anastasi, allenatore del Priolo: il primo ha dichiarato che è stato già un lusso fare la D, il secondo che l'obiettivo è valorizzare i giovani. In caso di vittoria in finale play-off, difficilmente sfrutteranno la promozione in Serie C2 (foto R. Quartarone e G. Lazzara)

Togliendo di mezzo la Legadue, si toglie il peso del professionismo a 16 società, sostanzialmente si ridimensiona l’idea del campionato di sviluppo – cioè di una DNA dedicata a formazioni dall’età media molto giovane -, si valorizzano di più le serie minori e, in teoria, si riducono i costi a cascata. In teoria. Il problema è che sembra che i costi non vogliano ridursi e per questo le società di Divisione Nazionale C hanno protestato poco tempo fa. La quinta serie manterrebbe invariati i costi anche se il livello generale sarebbe ridimensionato dall’allargamento dei quadri (sarebbe infatti declassato a campionato regionale, almeno per la prima fase). Confusi? Sì, è normale: il quadro è tutt’altro che chiaro.

Ancora di più lo è per i campionati minori, dove anno dopo anno sembra sempre più che si giochi nelle leghe americane, dove non esistono promozioni o retrocessioni. In Sicilia, Serie C2, Serie D e Promozione sono alla stregua di tornei a libera partecipazione: chi retrocede e vuole continuare a giocare nel proprio campionato, basta che presenti l’istanza di ripescaggio e andrà avanti. Chi vuole salire dalla Serie D e dalla Promozione, idem. E le recenti dichiarazioni dei quattro allenatori che hanno preso parte ai play-off di Serie D (Corallo e Anastasi, giunti in finale, La Cognata e Brugaletta, eliminati in semifinale) non fanno che confermare la tesi: nessuno sembrava volere veramente la promozione, ma tutti hanno dimostrato di poterla ottenere. In quei rari casi in cui non si riesce a fare il grande salto d’ufficio, ecco le corazzate che rendono il torneo sbilanciato: quest’anno Cus Messina in C2 e Regalbuto in Promozione, lo scorso anno Cocuzza e Comiso in Serie D.

Un’altra soluzione alternativa per il futuro potrebbe essere proprio l’abolizione delle promozioni e delle retrocessioni. Chi ha i soldi e la squadra s’iscrive, altrimenti… all’anno prossimo! La riforma va in realtà anche in questa direzione: l’interscambio tra i campionati è sempre minore (ogni girone esprime una o massimo due promozioni e tra una e tre retrocessioni…) e chissà che un giorno anche le resistenze di chi pensa che questa filosofia in Italia non esista possano essere vinte.

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