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	<title>The girl geek theory</title>
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	<description>L&#039;altro blog delle ragazze appassionate di tecnologia e nuovi media</description>
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		<title>Il diritto d&#8217;autore sul web, questo sconosciuto</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 12:49:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ggdsicilia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web]]></category>
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		<description><![CDATA[«Tutte le opere dell&#8217;ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all&#8217;architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o l&#8217;espressione, formano oggetto del diritto d&#8217;autore» Il Codice civile italiano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><img class="aligncenter size-full wp-image-73" src="http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/files/2012/02/copyright.jpg" alt="" width="1024" height="683" /></p>
<p><strong>«Tutte le opere dell&#8217;ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all&#8217;architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o l&#8217;espressione, formano oggetto del diritto d&#8217;autore»</strong></p></blockquote>
<p>Il <strong>Codice civile italiano</strong>, sulle opere d&#8217;ingegno, parla chiarissimo: quel che è mio, è mio. Indipendentemente dal modo in cui io l&#8217;ho espresso. È una norma chiara e cristallina, che perfino un bambino capirebbe. Però è entrata in crisi con l&#8217;avvento di <strong>internet</strong>. In Italia l&#8217;idea diffusa che il web sia una sconfinata prateria senza leggi né regole fa proseliti. Più è evidentemente sbagliata, illecita e illegittima, più gli italiani si attaccano al concetto che su internet tutto è gratis, tutto è a disposizione di tutti. Una specie di enorme frigorifero pieno di roba gustosa, piazzato là, in mezzo alla strada, a uso e consumo di chiunque passi.</p>
<p>Ma non c&#8217;è bisogno che vi spieghi che il sentire comune è una cosa, la legge un&#8217;altra. Sia chiaro, l&#8217;anzianità della normativa sul diritto d&#8217;autore è un concetto sul quale non stiamo discutendo. Né stiamo qui a parlare di quanto sia bello il <strong>creative commons</strong> e di quanto sarebbe auspicabile l&#8217;espansione della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Licenze_Creative_Commons" target="_blank">licenza d&#8217;attribuzione</a>. Il punto è un po&#8217; diverso: è una questione di percezione.<span id="more-49"></span></p>
<p><strong>Pasquale Stoppelli</strong>, docente di Filologia italiana a<em> La Sapienza</em> di Roma, nel 2008 ha pubblicato, con la Carrocci editore, il libro <em><strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788843047239/stoppelli-pasquale/filologia-della-letteratura.html" target="_blank">Filologia della letteratura italiana</a></strong></em>. Alla fine c&#8217;è un&#8217;appendice: «La filologia nell&#8217;era dei computer». Lo sforzo di analizzare un fenomeno è apprezzabile, indubbiamente. E Stoppelli, a mio modo di vedere, s&#8217;impegna <strong>ma un po&#8217; toppa</strong>. Cito testualmente: «C&#8217;è poi l&#8217;aspetto della duplicabilità [...] In queste circostanze il principio dell&#8217;autorialità non può che indebolirsi. In quella sorta di mondo rispecchiato che è internet, la grandissima parte dei miliardi e miliardi di testi oggi registrati è anonima. Da questo punto di vista, <strong>il futuro si prospetta come un ritorno al Medioevo</strong>». Vero che l&#8217;autore, sul web, tende a essere invisibile. Vero che molti testi sono anonimi. Falso che l&#8217;unica immagine possibile del domani sia peggiore a quella di oggi. Mi spiego meglio: un testo è anonimo quando chi l&#8217;ha scritto preferisce tacere di averlo fatto, oppure quando chi l&#8217;ha riportato per la prima volta ha liquidato la sua citazione con un «girando per il web ho trovato questo e ve lo ripropongo». E senza un link all&#8217;originale poteva star zitto e fare una figura ugualmente grama, ma meno ipocrita.</p>
<p><a href="http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/2012/02/23/il-diritto-dautore-sul-web-questo-sconosciuto/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Ogni volta che sento dire «<strong>Sta su <a href="http://www.facebook.com/" target="_blank">Facebook</a>/<a href="http://www.flickr.com/" target="_blank">Flickr</a>/<a href="http://www.youtube.com/" target="_blank">YouTube</a>/un blog/internet, posso farne quello che voglio</strong>» mi viene l&#8217;orticaria. Chi produce quotidianamente contenuti che vanno in Rete sa quando sia importante che la loro paternità venga riconosciuta. Se un architetto copia il progetto di un altro architetto senza riferire la citazione è male, se un cantante si appropria della canzone di un altro è male (non parliamo dei remake), se un fotografo spaccia per sue le opere di un altro è male, lo stesso per un pittore, un regista, un musicista, uno scrittore, un giornalista, un grafico, un pubblicitario. Chiunque abbia per strumento di lavoro la sua testa e la sua capacità di tradurre nero su bianco quello che gli passa per la mente. Banalmente, perché il successo di un professionista in questi settori dipende molto da quanto quello che fa piace alla gente. E se altri plagiano il suo operato quel successo non sarà mai quantificabile senza buchi neri. Online è la stessa identica cosa.</p>
<p>E se il buon senso non basta, oltre al codice civile ci sono le copyright policy.</p>
<p><a href="http://info.yahoo.com/copyright/us/details.html" target="_blank">Yahoo!</a> (per <strong>Flickr</strong>) è chiarissima: «Yahoo! respects the intellectual properties of others, and we ask our users to do the same». Traduco in soldoni: loro rispettano le proprietà intellettuali, e chiedono a chi usufruisce dei loro servizi di fare lo stesso. E se per caso uno ritiene che il suo lavoro sia stato copiato in un modo che vìola il diritto d&#8217;autore o la proprietà intellettuale può sempre scrivere loro. Poi sarà Yahoo! a verificare e a chiudere, qualora fosse necessario e dopo una serie di altri passaggi, l&#8217;account del plagiatore. Così si leva il vizio. Del resto, <a href="http://www.flickr.com/creativecommons/" target="_blank">molti utenti Flickr offrono le loro opere in creative commons</a>, e le ragioni del <em>copy and paste</em> selvaggio senza citare l&#8217;autore degli scatti proprio non si spiegano, se non con la <a href="http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/2011/12/30/leducazione-sul-web-la-netiquette/" target="_blank">cattiva educazione</a> o con una distorta percezione del mezzo (il web).</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/legal/terms" target="_blank"><strong>Facebook</strong>, sui diritti di proprietà, dice la sua in maniera altrettanto chiara</a>. «Per quanto riguarda foto e video, l&#8217;utente concede a Facebook le seguenti autorizzazioni: l&#8217;utente fornisce a Facebook una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sotto-licenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, che consente l&#8217;utilizzo di qualsiasi contenuto foto e video pubblicato su Facebook stesso». Ma, «la licenza termina nel momento in cui l&#8217;utente elimina i contenuti presenti sul suo account, a meno che tali contenuti non siano stati condivisi da terzi e che questi non li abbiano eliminati». Del resto, quando uno si iscrive a un servizio, i <a href="https://www.facebook.com/legal/terms" target="_blank">terms of service</a> dovrebbe leggerli. E se non gli piacciono, da quel servizio può tranquillamente restare fuori. Inoltre, Facebook poche righe più giù continua: «È vietato pubblicare o eseguire su Facebook azioni che vìolino i diritti di terzi». E se uno lo fa, viene segnalato e il social network più famoso del mondo dà ragione alla segnalazione, quello prima subisce la cancellazione del contenuto e poi, in caso di recidività, la cancellazione dell&#8217;account. Che poi, prendere un contenuto da FB e copiarlo sul proprio profilo o sulla propria pagina – sempre sul socialino di <strong>Mark Zuckerberg</strong> – è una fatica inutile: c&#8217;è il tastino per condividere il link. Facile, veloce e rispettoso. Per i siti esterni, il concetto è altrettanto semplice: bisogna chiedere il permesso. «Se l&#8217;utente raccoglie informazioni da altri utenti – dicono i tanto discussi tos – si impegna a ottenere la loro autorizzazione». Che ci vuole? A domandare c&#8217;è un solo rischio: che l&#8217;autorizzazione non la si ottenga, oppure che preveda un pagamento. Che dramma, eh?, mettere mano al portafogli per qualcosa che sta in Rete.</p>
<p>Dopo tutto questo spreco di Facebook (perdonatemi, ho dimenticato come si usano i sinonimi), passiamo a <strong>YouTube</strong>, che dà sempre tante soddisfazioni. Devono aver capito, loro, che il copyright non è un concetto facile. E allora si sono inventati questa pagina: «<a href="http://www.youtube.com/t/copyright_education" target="_blank">Educazione al copyright</a>». Ti spiegano <a href="http://www.youtube.com/t/copyright_what_is" target="_blank">cos&#8217;è, ti dicono che lo stai infrangendo se non chiedi le dovute autorizzazioni – salvo dove diversamente indicato – e ti fanno pure degli esempi</a>. Se non sei contento, ti mandano a «<a href="http://www.youtube.com/watch?v=InzDjH1-9Ns&amp;feature=player_embedded" target="_blank">Scuola di copyright</a>»: si tratta del video proposto all&#8217;inizio di questo post, con uno dei personaggi del cartone animato <strong><a href="http://www.happytreefriends.com/" target="_blank">Happy tree friends</a></strong>. Visualizzato più di un milione e mezzo di volte, <strong>ha solo 2821 «mi piace» in luogo dei 15147 «non mi piace»</strong>. Sarà un dato significativo? Nel caricare un proprio video, comunque, YouTube dà la possibilità – come Flickr  – di scegliere tra due licenze: quella standard (<a href="http://www.youtube.com/t/terms" target="_blank">articoli 7 e 8 dei termini d&#8217;uso</a>, cioè che YouTube del tuo video può fare quello che vuole finché lo tieni caricato là sopra) e quella in<a href="http://www.youtube.com/t/creative_commons" target="_blank"> creative commons</a>. In breve: se uno non mette il suo video in creative commons, guai a chi lo tocca senza chiedere.</p>
<p>Per i blog, poi, la cosa è un po&#8217; più complicata. Dipende dalla sensibilità del blogger, da quanto gli importa un link di ritorno, da quanto vuole che quello che ha scritto lui rimanga suo. Alcuni si accontentano di essere citati («Riportiamo il post del blogger più figo della rete»), altri autorizzano la riproduzione parziale di un post (sulla pagina che lo ripubblicherà, l&#8217;ultima frase sarà «continua a leggere l&#8217;originale»), altri ancora mettono tutto in creative commons pure loro e chi s&#8217;è visto s&#8217;è visto. La regola aurea, comunque, è una: domandare prima di prendere. Oppure linkare, linkare e basta. Dire «Ehi, <a href="http://www.girlgeekdinnersicilia.com/" target="_blank">questa cosa mi è piaciuta, guardala qua</a>». Appropriarsene non è gentile. E, soprattutto, in alcuni casi è<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Plagio_(diritto_d%27autore)" target="_blank"> plagio</a>. Che, nel caso qualcuno l&#8217;avesse scordato, <strong>è reato</strong>.</p>
<p>La Rete non è il Far West (e anche in quel caso i soprusi non sono mancati), è così difficile capirlo?</p>
<p><em>[Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/horiavarlan/" target="_blank">Horia Varlan</a>]</em></p>
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		<title>Requiem per Splinder</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 13:04:36 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/files/2012/01/splinder.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-65" src="http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/files/2012/01/splinder.png" alt="" width="887" height="299" /></a></p>
<p>Era il <strong>2007</strong>, avevo 17 anni e mi ero stancata del <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Windows_Live_Spaces" target="_blank">Windows Live Space</a></strong> che gestivo da quando di anni ne avevo 15. Allora sono andata<a href="http://www.google.it/search?sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8&amp;q=blog+gratis" target="_blank"> su <strong>Google</strong> e ho cercato: «Blog gratis»</a>. Il primo risultato era <a href="http://www.splinder.com/" target="_blank"><strong>Splinder</strong>.com</a>. Da allora, è cominciata la mia vita da blogger. <span id="more-63"></span></p>
<p>Quando ho compilato il form di iscrizione, in realtà, stava nascendo la mia <strong>identità online</strong>. Volevano sapere il mio nickname. Splinder mi chiedeva chi volevo essere in rete. E io ho risposto con l&#8217;ingenuità della ragazzina a cui non viene in mente niente di buono da dire. Leggevo nick favolosi, pseudonimi che erano dei veri e propri capolavori dei giochi di parole, gente che trasudava cultura o intelligenza o simpatia per via dell&#8217;accoppiata perfetta tra l&#8217;avatar e il nome. «<strong>LaCapa</strong>», risposi, perché all&#8217;epoca dirigevo un giornalino studentesco e i miei redattori – quasi tutti maschi – mi prendevano in giro in continuazione. «LaCapa», mi chiamavano ogni giorno e «LaCapa» dissi a Splinder che doveva chiamarmi. Il nome del blog fu un parto. Ero molto giovane, mi piacevano la musica rock e il nero, portavo jeans larghi e cinture con le borchie. Ero una fan sfegatata dei <a href="http://greenday.com/" target="_blank">Green Day</a> e mi ero innamorata di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Freddie_Mercury" target="_blank">Freddie Mercury</a>. Così presi una canzone dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Queen" target="_blank">Queen</a> che poteva adattarsi a come mi sentivo io. «<a href="http://www.youtube.com/watch?v=WNhpyunhx-c" target="_blank">Pain is so close to pleasure</a>». <strong>Il dolore è così vicino al piacere</strong>. Durò qualche mese, poi lo cambiai: guardando le chiavi di ricerca mi ero accorta che la gente finiva sul mio blog cercando roba pornografica e non era tanto il caso. «La compagnia di pulizie» doveva essere un nome provvisorio, una cosa tanto per non lasciare un vuoto. Era un gioco con le mie amiche, dicevo che <strong>se non fossi riuscita a diventare una giornalista avrei aperto una compagnia di pulizie</strong>, e che le avrei assunte tutte. Da un giorno all&#8217;altro mi sono ritrovata a essere <a href="http://www.lacapa.it/" target="_blank">«LaCapa» quella di «La compagnia di pulizie»</a>. Nick e blog andavano di pari passo, non c&#8217;era modo di staccarli.</p>
<p>La <strong>community di Splinder</strong> era bellissima. <strong>C&#8217;erano tutti</strong>, tutti hanno cominciato lì. C&#8217;era <a href="http://www.dottoressadania.it/" target="_blank">Dania</a>, c&#8217;era <a href="http://scatterhead.splinder.com/" target="_blank">Scatterhead</a>, c&#8217;era <a href="http://franaltomare.com/" target="_blank">Sw4n</a>, c&#8217;era <a href="http://www.enricobrizzi.it/" target="_blank">Enrico Brizzi</a>. Quando ho scoperto che Enrico Brizzi aveva il suo blog su Splinder mi sono resa conto sarei stata una groupie perfetta. E c&#8217;era anche gente meno nota, che ho visto crescere giorno dopo giorno. Locataire chissà dov&#8217;è finita. Aveva questo blog, la <a href="http://chambre332.splinder.com/" target="_blank">Chambre 332</a>, che era il numero della sua camera quando ha vissuto in <strong>Francia</strong>. Era diversi anni più grande di me, faceva la giornalista precaria, aveva uno strano rapporto con la sua migliore amica e aveva avuto una relazione col violinista di un famoso gruppo musicale italiano, del quale scriveva senza mai citarlo. Erano post bellissimi, quelli. Di lei, adesso so che s&#8217;è trasferita in <strong>Australia</strong>, stanca di scrivere pezzi per tre euro l&#8217;uno. Elasti ha scritto un paio di libri ed è diventata una mamma con i controattributi. Sono finita su <a href="http://www.nonsolomamma.com/" target="_blank">Nonsolomamma</a> per caso e ho scoperto una donna meravigliosa, l&#8217;ho vista crescere due figli, scoprire di essere incinta del terzo e commentare il suo primo respiro. Con ironia, sempre in punta di penna. Poi c&#8217;era <a href="http://chasingthequeen.com/" target="_blank">Frannister</a>, che ha scritto il post che avrei desiderato scrivere io: <a href="http://chasingthequeen.com/2008/07/03/io-ho-sette-figli/" target="_blank">un post sui sette figli che avrebbe voluto avere</a>. Ogni volta che lo rileggo – <strong>dio, era il 2008</strong> – mi commuovo come una bambina. L&#8217;ho incontrata di recente tra le pagine del <a href="http://blog.vanityfair.it/" target="_blank">blog di Vanity Fair</a>: lei non sapeva che io fossi io e io non sapevo che lei era lei. Ci siamo riscoperte neanche fosse stata una puntata di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carr%C3%A0mba!_Che_sorpresa" target="_blank">Carramba</a></strong>. E abbiamo pianto un po&#8217; tutt&#8217;e due. Sul blog di <strong>Fran</strong> sono capitata per scherzo. Stavo guardando cercando quali frasi assurde si finiva sul mio blog, e allora ho detto a mia sorella: «È come se andassi su Google e cercassi <em>tonno pesce spada mangiare grissino</em>, ti pare normale?». Per dimostrarle che non avrei trovato niente di sensato, lo feci veramente. «<strong><a href="http://uccidiungrissino.com/" target="_blank">Uccidi un grissino, salverai un tonno</a></strong>» meritava di essere letto solo per il nome. Negli anni, ho capito che meritava di essere letto per tante altre ragioni. Tipo Fran, appunto, che con la sua fotocamera compatta fa grandi foto ai gruppi musicali e partendo dal nulla ha intervistato mezzo mondo e conosce tutte le band più fighe dell&#8217;universomondo. Una volta m&#8217;ha scritto: «Dove sei?» «A casa, perché?» «Cazzocifaiacasa? C&#8217;è <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alex_Kapranos" target="_blank">Alex Kapranos</a></strong> che beve una birra da solo in un pub di <strong>Catania</strong>, cazzo».</p>
<p>Ci passavo intere giornate a leggere la bella gente che scriveva belle cose su Splinder. E oggi chiude. Io <a href="http://www.lacapa.it/2010/09/26/indovinachivieneacen/" target="_blank">me ne sono andata un anno fa</a>, senza neanche salutare. Così mi sono detta: vado oggi, dico «ciao a tutti», lo faccio diventare un addio. E invece no. Le buone abitudini non vanno in pensione: <strong>Splinder era in manutenzione</strong>. Ci saluta così, la piattaforma per blogging più controversa della Rete. Tutti si lamentavano, tutti le bestemmiavano contro, ma tutti ci sono passati. Qualcuno – non ricordo chi, perdonatemi – ha scritto che Splinder è stato un po&#8217; l&#8217;asilo del web 2.0. E io sono d&#8217;accordo.</p>
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		<title>La sai l&#8217;ultima? Apre Starbucks in Italia!</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 21:14:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La verità assoluta viaggia su Facebook. Avete sentito la storia della tizia che ha mangiato sushi per tutta la vita e quando è morta le hanno trovato la testa piena di vermi? Oppure quella del bambino che ha bisogno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La verità assoluta viaggia su <strong><a href="http://facebook.com/" target="_blank">Facebook</a></strong>. Avete sentito la storia della tizia che ha mangiato sushi per tutta la vita e quando è morta le hanno trovato la <strong>testa piena di vermi</strong>? Oppure quella del bambino che ha bisogno di un intervento delicatissimo e sua madre ha lanciato l&#8217;<strong>appello online</strong> perché non ha abbastanza soldi per pagare i medici? L&#8217;avete visto anche voi il video di quello che è successo all&#8217;interno della <strong>Costa Concordia</strong> pochi secondi dopo il naufragio? No? Impossibile! Era su tutte le bacheche del mondo mentre ancora la gente sbarcava dalla nave in avaria. E della <strong>morte di Tom Cruise</strong> durante le riprese dell&#8217;ultimo Mission Impossible? Non v&#8217;è venuto un po&#8217; da piangere a scoprirlo così, dall&#8217;internèt, nel silenzio dei i media nazionali? <span id="more-52"></span></p>
<p>I fatti cui accenno qua sopra sono tutti della stessa categoria: <strong>balle colossali</strong>. Balle che nascono piccoline e poi col passaparola da social network si trasformano in gigantesche ampolle di disinformazione, bugie che prendono il largo e diventano fatti, notizie certe e certificate. E tu che non ci credi, tu che ti domandi quale sia la fonte, tu sei un eretico. Tu bestemmi il flusso delle informazioni che viaggia libero. Tu ancora osi credere che un tweet non sia legge. Tu non hai ancora capito che se nasce un gruppo Facebook per protestare contro qualcosa, allora quel qualcosa esiste.</p>
<p>Tu, magari, non sei uno dei quasi <strong>5mila creduloni</strong> che hanno condiviso sulla loro bacheca FB il messaggio vittorioso: «<strong><a href="http://www.starbucks.com/" target="_blank">Starbucks</a> arriva in Italia. A Milano, Venezia, Roma e Napoli a giugno 2012</strong>». Tra i miei amici (sul socialino di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Zuckerberg" target="_blank">Mark Zuckerberg</a> ne ho più di mille) almeno una cinquantina hanno pubblicato l&#8217;immagine che segue e l&#8217;hanno corredata di status festanti. «Adesso per avere un frappuccino mi basterà prendere un aereo fino a Milano», scriveva qualcuno.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: center">
<dl>
<dt><img class="size-large wp-image-53" src="http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/files/2012/01/415830_281541161905613_210972818962448_809985_1195053838_o-700x1024.jpg" alt="" width="584" height="854" /></dt>
<dd>La locandina di maccart</dd>
</dl>
</div>
<p>Gioia, lacrime di commozione, per la bugia più vecchia della rete. Mi sembra di essere tornata ai tempi in cui ogni volta che cambiava un negozio in <strong>via Etnea</strong> a <strong>Catania</strong>, le vetrine in allestimento diventavano una sorta di meta di pellegrinaggio: «Sarà <strong>il primo <a href="http://www.hm.com/entrance.ahtml?orguri=/" target="_blank">H&amp;M</a> in città</strong>?». Quando il primo H&amp;M ha aperto eravamo talmente pieni di <strong><a href="http://www.zara.com/" target="_blank">Zara</a></strong> e <strong><a href="http://www.pullandbear.com/" target="_blank">Pull&amp;Bear</a></strong> e <strong><a href="http://www.tally-weijl.com/" target="_blank">Tally Weijl</a></strong> e qualunque altra cosa che non ci abbiamo fatto nemmeno caso.</p>
<p>Insomma, tornando a noi. Ho visto la foto e ho pensato che fosse l&#8217;ennesimo «Al lupo! Al lupo!» rispolverato dagli annali. Ma, devo ammetterlo, ho sottovalutato la cosa. Perché scopro da <strong><a href="http://www.linkiesta.it/blogs/l-agente-mormora/starbucks-apre-italia-la-burla-ai-tempi-di-facebook" target="_blank">Linkiesta</a></strong> che la bugia era nuova di pacca. Nel senso che non era una di quelle cose che girano l&#8217;internèt da mesi, no. Era una roba quasi estemporanea, di tale <strong>Mario Macca</strong>, aspirante graphic designer<strong> classe 1991</strong>. «Salve a tutti, siete stati trollati da me», si presenta in un video, tutto sorridente. Non l&#8217;ha mica fatto apposta, lui. Stava giocando e tutte quelle persone c&#8217;hanno creduto davvero. E <a href="http://jusflow.blogspot.com/" target="_blank">sul suo blog</a> arrivano commenti di plauso, gente che gli riconosce il merito che ha avuto, pur non cercandolo: ha dimostrato quanto sia facile diffondere una menzogna. Anche se per scoprirla ci vuole niente. Per esempio, basta vedere che il titolo dell&#8217;album all&#8217;interno del quale è stato pubblicato l&#8217;annuncio incriminato è «Esperimenti e noia». Mario Macca (la sua pagina è <strong><a href="https://www.facebook.com/pages/maccart/210972818962448?sk=wall" target="_blank">maccart</a></strong>) si stava annoiando.</p>
<p><a href="http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/2012/01/22/la-sai-lultima-apre-starbucks-in-italia/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Lui è visibilmente contento, ché una pubblicità come questa non gli sarebbe mai capitata se non avesse deciso di passare il tempo giocando con un brand così famoso. Ma chi commenta la sua uscita non gioisce altrettanto: «C&#8217;è gente che desidera veramente poter viaggiare ma non può farlo per problemi economici e quando si trova una notizia così è logico che ci crede», la butta sul pietismo uno. «Ma credi di essere il messia?», interviene un altro. E poi arriva il mitico «Non si gioca così coi sogni della gente».</p>
<p>Parafrasando un motto ben più celebre, mi verrebbe da rispondere: «È l&#8217;internèt, bellezza». E se non hai ancora capito come usarlo, cerca un bel tutorial su Google.</p>
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		<title>L&#8217;educazione sul web: la Netiquette</title>
		<link>http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/2011/12/30/leducazione-sul-web-la-netiquette/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 12:50:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ggdsicilia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Alessandra Farabegoli]]></category>
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		<description><![CDATA[ Partendo dal presupposto che l&#8217;educazione è ormai una pratica fortemente in disuso nella vita reale, figuriamoci sul web, la Netiquette, perchè così si chiama &#8220;etichetta del net&#8220;, dovrebbe essere insegnata nelle scuole durante i corsi di informatica base. Ma la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong>Partendo dal presupposto che l&#8217;<strong>educazione</strong> è ormai una pratica fortemente in disuso nella vita reale, figuriamoci sul web, la <strong>Netiquette</strong>, perchè così si chiama <em>&#8220;etichetta del net</em>&#8220;, dovrebbe essere insegnata nelle scuole durante i corsi di informatica base. <span id="more-37"></span></p>
<p>Ma la netiquette non è solo pratica base, ci sono delle regole da seguire anche nella promozione della propria attività lavorativa in rete, o meglio, della propria presenza in rete.</p>
<p>Ecco che vi consigliamo di seguire il blog di  <a href="http://www.alessandrafarabegoli.it/alessandra-farabegoli/" target="_blank"><strong>Alessandra Farabegoli</strong></a> nel quale potrete trovare consigli interessantissimi ed utilissimi. In relazione alla netiquette Alessandra ha scritto un <strong>ebook</strong> che potrete scaricare direttamete dal <a href="http://www.alessandrafarabegoli.it/manuale-di-buonsenso-in-rete-ebook/" target="_blank">blog</a> in versione <strong>.pdf .mobi </strong>o<strong> .epub</strong></p>
<p><a href="http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/files/2011/12/ebook.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-39" src="http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/files/2011/12/ebook.jpg" alt="" width="300" height="401" /></a></p>
<p>Vi consigliamo di scaricarlo e leggerlo attentamente, l&#8217;educazione in rete e nella vita reale non dovrebbe una pratica così sottovalutata.</p>
<p>Un consiglio: NON SCRIVETE TUTTO IN MAIUSCOLO, CON IL CAPS LOCK ATTIVO SI INTENDE GRIDARE CONTRO QUALCUNO, VORRESTE CHE IL VOSTRO INTERLOCUTORE VI PUNTASSE IL DITO CONTRO IL NASO E VI URLASSE CONTRO?  <img src='http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I videomaker più bravi sono catanesi</title>
		<link>http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/2011/12/19/i-videomaker-piu-bravi-sono-catanesi/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 20:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ggdsicilia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gianluca Ricceri]]></category>
		<category><![CDATA[Girl Geek Christmas]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[E se questo post lo facessimo tipo senza parole? Vi offendereste? Beh, è un senza parole. Lasciamo parlare le immagini. Splendido video di Gianluca Ricceri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/2011/12/19/i-videomaker-piu-bravi-sono-catanesi/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>E se questo post lo facessimo tipo senza parole? Vi offendereste?<br />
Beh, è un senza parole. Lasciamo parlare le immagini. Splendido video di <a href="http://vimeo.com/gricceri" target="_blank">Gianluca Ricceri</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Volete venire al nostro Girl Geek Christmas?</title>
		<link>http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/2011/12/10/volete-venire-al-nostro-girl-geek-christmas/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 19:21:18 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Bad Girls In Kitchen]]></category>
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		<description><![CDATA[Neanche il tempo di aprire questo nuovo blog (che, lo ricordiamo, è qualcosa di diverso dal nostro blog ufficiale) e vi segnaliamo subito che potete venire a incontrarci di persona. In fondo, quale modo migliore per farci conoscere come dio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/files/2011/12/Girl-geek-Christmas.png"><img class="size-large wp-image-24 aligncenter" src="http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/files/2011/12/Girl-geek-Christmas-1024x520.png" alt="" width="584" height="296" /></a>Neanche il tempo di aprire questo nuovo blog (che, lo ricordiamo, è qualcosa di diverso dal <a href="http://www.girlgeekdinnersicilia.com/" target="_blank">nostro blog ufficiale</a>) e vi segnaliamo subito che potete venire a incontrarci di persona. In fondo, quale modo migliore per farci conoscere come dio comanda?<span id="more-23"></span></p>
<p>Prima di passare al resto, però, vi spieghiamo meglio tutto.</p>
<p><strong>Cosa?</strong> <a href="http://www.girlgeekdinnersicilia.com/evento/" target="_blank">Girl Geek Christmas</a>, è il primo evento natalizio organizzato dalle Girl Geek Dinners Sicilia.</p>
<p><strong>Quando?</strong> Il 17 dicembre, alle 17:00.</p>
<p><strong>Dove?</strong> A Catania. Per la precisione, al <a href="http://g.co/maps/s8g2d" target="_blank">Mammut di via San Lorenzo 20</a></p>
<p><strong>Che si fa?</strong> Si chiacchiera amabilmente, si ascoltano tre speaker parlare e si mangia. Nello specifico: il tema è la festa, e il pay-off che abbiamo scelto è di clooneyana memoria: &#8220;No tech, no party&#8221;.</p>
<p><strong>Chi sono le tre speaker?</strong> <a href="http://www.tattuzzi.com/tattuzzi_home.html" target="_blank">Daniela Tornabene</a>, <a href="http://sognidizuccherofilato.blogspot.com/" target="_blank">Alessia Seminerio</a> e <a href="http://abagnomaria.blogosfere.it/" target="_blank">Tania Valentini</a>.</p>
<p><strong>E nient&#8217;altro?</strong> No. Abbiamo alcuni favolosi sponsor che ci offriranno dei regali da dare alle nostre ospiti (solo donne, ricordi?) e altrettanto fantastici mediapartner che daranno risalto al nostro evento.</p>
<p><strong>E chi sono questi sponsor?</strong> <a title="Lomo" href="http://shop.lomography.com/" target="_blank">Lomography Italia</a>,  <a href="glossybox.it" target="_blank">Glossybox</a>, <a href="http://www.shop-thewishlist.it/GetHome.pub_do?id=2c9c81283387ac0c013387af6afa0006" target="_blank">TheWishList</a>, <a href="https://www.facebook.com/pages/Bad-Girls-in-Kitchen-Catania/315639991795961" target="_blank">Bad Girls In Kitchen</a> e <a href="http://radiozammu.it/" target="_blank">Radio Zammù</a>.</p>
<p><strong>I media-partner, invece?</strong> Sono in fase di definizione, nel senso che da alcuni stiamo aspettando una conferma definitiva. Quelli certi sono <a href="http://www.elmanco.com/" target="_blank">Elmanco</a>, <a href="http://www.tiragraffi.it/" target="_blank">Tiragraffi</a>, <a href="http://www.fashionblabla.it/" target="_blank">Fashionblabla</a>, <a href="http://www.lapisnet.it/" target="_blank">Lapis</a>, <a href="http://www.radiolab.it/" target="_blank">RadioLab</a>, <a title="igers catania" href="http://igerscatania.it/" target="_blank">Instagramers Catania</a> ed il giornale che ci ospita da queste parti, <a href="http://ctzen.it/" target="_blank">Ctzen</a>.</p>
<p><strong>Come partecipare?</strong> Bisogna prenotarsi sulla <a href="http://smappo.com/event/4edcd16c02592_girl_geek_christmas.html" target="_blank">pagina di Smappo dell&#8217;evento</a>. Attenzione! I posti sono limitati, quindi dovete fare in fretta. Le prenotazioni le abbiamo appena aperte, ma per non rischiare di non esserci fareste bene a sbrigarvi.</p>
<p>Bene, le informazioni principali ci sono tutte. Se avete altre domande da farci, qui nella colonnina di destra trovate tutti i modi per contattarci (e sono tantissimi), quindi non esitate a farlo!</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>«Scommettiamo che&#8230;?»</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 14:52:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ggdsicilia</dc:creator>
				<category><![CDATA[GGD Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Android]]></category>
		<category><![CDATA[computer]]></category>
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		<category><![CDATA[macbook]]></category>
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		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sei donne che non lasciano mai i loro smartphone, che parlano di Ram e Cpu come fossero informatici consumati, che discutono di comunicazione in rete e di strategie di marketing online. Siamo il team che organizza le Girl geek dinners in Sicilia e vogliamo fare una scommessa con voi. Siete pronti?</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/files/2011/12/Collage.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9" src="http://blog.ctzen.it/thegirlgeektheory/files/2011/12/Collage.jpg" alt="Girl geek dinners Sicilia" width="900" height="820" /></a></div>
<div>Ci presentiamo, come si fa quando si conosce gente nuova. Siamo lo staff che organizza le Girl Geek Dinners Sicilia, le cene dedicate alle donne che, come noi, sanno distinguere Android da iOs e passano gran parte delle loro giornate davanti a un pc o a un macbook, non solo per piacere ma anche per lavoro.<span id="more-1"></span></div>
<div>In pratica che cosa facciamo? Scegliamo un tema, contattiamo degli sponsor (oppure loro contattano noi), selezioniamo delle speaker, cerchiamo un bel locale in giro per la Sicilia e fissiamo una data. A quel punto, apriamo le prenotazioni per la GGD. In sostanza, è una chiacchierata tra amiche, durante la quale alcune di esse raccontano la loro storia legata al tema scelto (che ha a che fare con l&#8217;IT, ça va sans dire) e le altre ascoltano, prendono appunti, scoprono, s&#8217;informano, partecipano, fanno nuove conoscenze. Nel frattempo, tutte insieme si sorseggia un drink e si mangia qualcosa, grazie ai contributi delle aziende che credono che fare networking sia un po&#8217; il sale della vita.</div>
<div>Ci piace dire che ci incontriamo online per conoscerci offline.</div>
<div>Su questo blog racconteremo un po&#8217; di quello che ci piace, e lo faremo in salsa rosa. Mica nel senso che sarà tutto sbrilluccicoso e patinato, ma nel senso che vogliamo dimostrarvi che non è affatto vero che donne e computer sono due mondi separati che non si toccano mai. Scommettete che ci riusciremo?</div>
]]></content:encoded>
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