L’antimafia è sempre più europea: Intervista a Sonia Alfano

Il 18 aprile è stata istituita la Commissione Speciale Antimafia, con a capo l’eurodeputata Sonia Alfano. L’organizzazione è nata grazie alla visione e gli sforzi di molti esperti e attivisti del settore (parte dei contributi sono visibili in questa relazione per un contrasto europeo al crimine organizzato). Il Mafioscopio ha avuto l’opportunità di discutere con Sonia della natura e degli scopi di questo promettente progetto.

La creazione di una Commissione Speciale Antimafia europea è sicuramente un grande passo avanti nella lotta alla criminalità organizzata internazionale. Ad appoggiare l’iniziativa non sono stati solo gli “addetti ai lavori” (magistrati, procuratori, professori universitari), ma anche la società civile. A tal proposito, quanto è stato rilevante il ruolo di quest’ultima, in particolare di organizzazioni come Libera e FLARE?

Fondamentale, direi. L’opera di sensibilizzazione che le organizzazioni della società civile esercitano in questo campo é per noi legislatori di fondamentale importanza. La finalizzazione della relazione sulla criminalità organizzata nell’Unione europea non avrebbe potuto prescindere da questo dato di fatto. Abbiamo quindi lavorato a stretto contatto con rappresentanti della società civile cha hanno apportato un valido contributo, sia in termini di sostegno che di contenuti proposti. Roberto Forte, direttore di Flare Network, ha ad esempio partecipato come relatore all’hearing da me organizzato a Bruxelles il 29-30 marzo 2011, in presenza di quasi 50 magistrati provenienti dalla maggior parte della Direzioni Distrettuali Antimafia italiane.

Il crimine organizzato è percepito in modo eterogeneo tra gli Stati membri. Alcuni, difatti, ritengono il fenomeno meno importante di altri. Sono stati incontrati scetticismi od opposizioni alla creazione della Commissione? Se si, da che parti?

Parlare di mafia a livello europeo non é stato facile sin dagli inizi; ancor prima di lanciare l’idea dell’istituzione di una Commissione antimafia. La mafia é nata in Italia ed é in Italia che per la prima volta – parliamo del 1838 – appare l’espressione “delitto di mafia“. Come spiegare a uno Scandinavo o a un Olandese che il fenomeno é tutt’altro che estraneo ai loro territori? Eppure, negli ultimi anni pericolosi criminali affiliati alla ‘ndrangheta calabrese, ma anche alla Camorra, a Cosa Nostra e alla Sacra Corona Unita, sono stati arrestati in Paesi al di sopra di ogni sospetto, come l’Olanda, il Belgio, la Germania. E’ il caso di Giuseppe Nirta, Gianluca Racco e Giovanni Strangio, ma anche di Francesco Santolla e Angelo D’Altiero. Questo si é verificato per un motivo molto semplice, che ci é stato spiegato da Nicola Gratteri, Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria: purtroppo in Europa non esiste la cultura del controllo del territorio e la libera circolazione di beni, merci e servizi non ha fatto altro che acuire il fenomeno. Consapevoli di questo, pericolosissimi latitanti si sono potuti permettere il lusso di scorazzare in lungo e largo su territori tradizionalmente – ma erroneamente – considerati immuni da qualsiasi tipo di infiltrazione mafiosa. Dati come questi, ma anche e soprattutto la realtà evidente e tangibile della strage di Duisburg, ci hanno permesso di fornire validissimi spunti di riflessione ai nostri colleghi e ci hanno permesso di convincere il consesso europeo che l’etichetta “Italia”, apposta a quello che viene talora percepito  come un fenomeno folkloristico, non é più utilizzabile.

Lo scopo della Commissione è procurare le basi del contrasto europeo antimafia attraverso la stesura di un testo unico che ne indichi le linee guida. Questo richiede in primis una definizione di cosa siano le mafie, riconosciuta da tutti gli Stati membri, cosa forse non facile date alcune differenze storiche e sociali. Come risolverebbe il problema la Commissione? Cosa sarà per essa la mafia?  L’attuale organo europeo che si occupa di antimafia, l’Eurojust, denuncia nei suoi rapporti annuali estreme difficoltà di coordinamento tra le giurisdizioni europee. Poiché il modo di fare giustizia cambia da un Paese all’altro, il contrasto antimafia internazionale soffre di serie problematiche. La Commissione ha un piano per armonizzare i sistemi di giustizia europei?

Effettivamente, la ricerca della definizione giuridica di criminalità organizzata ha rappresentato uno dei punti cardine del nostro lavoro e di non facile soluzione. Essa é da considerarsi come la base di partenza per l’armonizzazione dei diversi sistemi giuridici presenti in Europa. Tale allineamento permetterà di venire incontro alle esigenze della magistratura e delle autorità investigative in caso di operazione e indagini transazionali. Per questo motivo abbiamo chiesto alla Commissione europea di presentare entro la fine del 2013 una proposta di direttiva che contenga una definizione di criminalità organizzata che individui in maniera mirata i tratti salienti  del fenomeno. Un altro passaggio importante consisterà nello sviluppare il principio del reciproco riconoscimento delle decisioni penali e nel migliorare la cooperazione giudiziaria e di polizia nell’UE e con i Paesi terzi. Ad ogni modo la Commissione dibatterà su questi argomenti con gli attori coinvolti a diverso livello nel contrasto alle organizzazioni criminali per trovare delle soluzioni migliorative.

Un piano europeo antimafia ingloberà sicuramente l’applicazione di una legge sulla confisca dei beni mafiosi. Tuttavia, alcuni esperti (est europei principalmente) sembrano essere scettici nell’applicare questo strumento nei loro Paesi. Istituzioni corrotte potrebbero abusarne e compromettere i diritti civili di chi è soggetto di confisca. La Commissione contempla la fondazione di un istituto internazionale che monitori la situazione in aree specifiche?

La Commissione europea ha già accolto la richiesta formulata dal Parlamento europeo, nell’ambito della relazione sulla criminalità organizzata; il 12 marzo é stata infatti  presentata una proposta di direttiva sul congelamento e la confisca dei proventi di reato nell’Unione europea. Io sono stata nominata relatrice per il mio gruppo di questa proposta. Le discussioni in commissione LIBE sono attualmente a uno stadio embrionale, ma sono sicura che le istituzioni tutte lavoreranno di concerto per pervenire a un risultato che aggredisca i proventi criminali nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e prendendo in considerazione le specificità nazionali che ne potrebbero compromettere l’implementazione. Faremo inoltre pressione sulla Commissione Europea per avere presto anche la proposta sul regolamento per il reciproco riconoscimento degli ordini di sequestro e confisca tra le autorità degli Stati membri.

Il mandato della Commissione è di un anno, due al massimo. Qual è la timeline, l’agenda che seguirete per raggiungere il vostro traguardo nel tempo messo a disposizione?

I lavori, che sono stati avviati da qualche settimana, hanno portato all’elaborazione di un calendario per l’anno 2012, consultabile sul sito del Parlamento europeo. Le discussioni sulla possibilità di prolungare il mandato sono ancora al vaglio dei membri della Commissione speciale.

Una procura europea antimafia. Quanto siamo lontani da essa? La Commissione ne inciterà l’istituzione?

La lotta al crimine organizzato richiede l’implementazione di strumenti di vario genere; la Procura europea fa parte di quelli ma in una prospettiva di medio-lungo periodo. Per questo motivo, abbiamo chiesto alla Commissione europea di valutare, tramite uno studio, l’impatto che avrebbe a livello europeo un tale organismo. Siamo però consapevoli che i passi da compiere prima di giungere a realizzare questa affascinante idea sono veramente numerosi e consistenti.

Il contrasto alle mafie è in buona parte sulle spalle del sistema giuridico. Procuratori, magistrati e poliziotti sono in prima linea. Ad accompagnare il fronte della giustizia bisogna però presto aggiungere una strategia economica. Politiche economiche che prevengano l’infiltrazione delle cosche nell’economia nazionale e internazionale sembrano urgenti. Propone qualcosa la Commissione in tal proposito?

L’attività di contrasto deve essere globale. Ogni singolo intervento deve essere coerente con un impianto complessivo, con una visione d’insieme. Ovviamente le politiche economiche dell’UE e degli Stati membri hanno un ruolo fondamentale. Ritengo per esempio che una finanza “a briglia sciolta” rappresenti un vantaggio notevole per le organizzazioni criminali. Le mafie russe tramite la finanza hanno imposto il proprio ruolo a livello mondiale. Penso inoltre che sia necessario cercare di tutelare e proteggere l’economia legale e prevenire le forme di infiltrazione attraverso diversi canali: riciclaggio, estorsione, usura. Ritengo infine che si debbano dare segnali forti partendo da ciò che riguarda l’utilizzo del denaro pubblico: massima trasparenza, norme severe sull’assegnazione e il controllo dei soldi pubblici, da quelli locali a quelli europei. Solo con misure chiare e determinate potremo passare da politiche di arginamento del fenomeno criminale organizzato e mafioso a politiche di serio contrasto. Il compito della CRIM è quello di testimoniare tale volontà politica.

Mille grazie a Sonia Alfano, che nonostante il tanto lavoro a Bruxelles ha avuto il tempo e il piacere di rispondere alle lunghe domande di questo blogger. Un grazie anche a Miriam Artino e Davide Morisi, che hanno aiutato a realizzare quest’intervista.

[Foto da Flickr]

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