Grecia e austerità: nuovi orizzonti per la mafia imprenditrice
Tutto ciò che segue sono solo supposizioni. Congetture, ipotesi, teorie. I mesi e gli anni a venire sapranno sottoporle a un test. E speriamo che le confutino. Sono storie venutemi in mente ieri, mentre da spettatore seguivo i fuochi di Atene. Twitter era violentato da un torrente di voci, immagini, suoni, video delle protente di fronte al Parlamento greco, dove le misure anti-crisi sono state approvate. Il bilancio è il seguente: 199 deputati a favore, 74 contro. Ah, e anche 150 negozi saccheggiati, 48 edifici incendiati, 100 persone ferite e 130 arrestate.
Il New York Times ha contato 80.000 dimostranti per le strade, Anonymous ne segnalava 100.000. Gente incazzata e disperata. Che ha paura di un futuro in cui la parola “austerità” domina. E non hanno tutti i torti: la strategia adottata per scrollarsi di dosso il debito pubblico rischia di attirare le mafie imprenditrici come una carcassa che attira le mosche.
Per capire perché, è bene prima sprecare un paio di paragrafi che chiariscano brevemente la situazione in Grecia. Il Paese nel 2011 ha registrato un debito pubblico pari al 160% del proprio Prodotto Interno Lordo. Sono circa 400 miliardi di euro. Soldi accumulatisi – come in Italia, a grosso modo – per via dell’evasione fiscale, della malagestione delle risorse pubbliche e dell’impatto della crisi economica mondiale scoppiata nel 2007 (per spiegazioni più dettagliate e interessanti, si legga qui, qui, e soprattutto qui).
Il debito crescente e l’economia calante hanno reso la Grecia non appetibile per gli investitori, con il rischio di far collassare l’intera nazione e con essa probabilmente i mercati europei. L’unica soluzione che pare i vertici riescano a concepire è una: l’austerità. In altre parole: tagliare quanto più possibile. Servizi pubblici, impiegati statali. Privatizzare il privatizzabile, anche il Partenone. La manovra approvata dovrebbe portare a un risparmio di 3,3 miliardi. Saranno eliminati 15.000 posti di lavoro nel settore pubblico, il salario minimo verrà abbassato 751 a 600 euro.
Sono numeri, e neanche interessanti, ok. Ma spaventosi, perché, come ha scritto il Premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz in un altro contesto, non è sicuro che porteranno fuori dalla crisi come previsto. E il motivo è assurdamente intuitivo: le sole politiche d’austerità equivalgono a spezzare la gamba a un uomo già malato e non dargli una stampella prima che cada. Indeboliscono la già fragile economia greca, e lo fanno troppo velocemente. Ed è qui che entrano in gioco le mafie.
Uniche bestie che non hanno conosciuto crisi in questi anni, i gruppi criminali possiedono enormi capitali pronti ad essere iniettati nell’economia legale del primo Paese che gliene dia l’opportunità. La Grecia di oggi, a mio avviso, rappresenta la gallina dalle uova d’oro. Due i motivi.
I livelli di corruzione in Grecia sono gli stessi della Colombia, e le manovre d’austerità di certo non rendono più onesti i funzionari da un giorno all’altro. Vedendo i propri salari abbassarsi e tristi prospettive economiche all’orizzonte, alcuni personaggi chiave delle istituzioni potrebbero iniziare una collusione con mafie autoctone o estere. In cambio di tangenti, certi gruppi criminali mascherati da aziende legittime potrebbero aggiudicarsi appalti o addirittura la gestione di servizi pubblici ormai resi privati.
L’austerità causerà un’implosione dei consumi, con il conseguente abbassamento dei prezzi degli immobili e dei terreni (già in corso). Le mafie potrebbero acquistare a cifre pressoché ridicole proprietà su cui costruire catene di hotel, ristoranti, appartamenti di lusso su cui speculare.
Questo scenario implica che parte dell’economia greca diventerebbe dipendente, in simbiosi con il crimine organizzato. E se questi penetra troppo a fondo, combatterlo nel modo tradizionale sarà come tentare di togliere al castello di carte una carta, con il rischio di farne cadere una parte. L’economia ne soffrirebbe.
Ripeto, sono solo supposizioni. Forse niente di questo accadrà, forse la Commissione Europea farà da cane da guardia contro ogni tipo di infiltrazione sgradita. Non resta che aspettare.
[Immagine di Dave Granlund]


Ho letto con interesse queste considerazioni e di piu’ mi ha colpito la giovane eta’ di chi le ha scritte.
Io conosco profondamente la Grecia e posso dire che non sono supposizioni, Stefano ci ha azzeccato, ma le cose e’ probabile che andranno molto peggio di quanto supposto.
Riguardo alla ipotesi……”su cui costruire catene di hotel, ristoranti, appartamenti di lusso su cui speculare.”
Questo e’ stato fatto gia’ ed adesso non e’ che renda piu’ di tanto, invece si fara’ altro piu’ remunerativo e di certa rendita. In futuro si fara’ di peggio.
Grazie mille per i commenti Roberto. E’ vero, già si sa dell’infiltrazione mafiosa nell’immobiliare, ma sono pochissimi i dati e i rapporti a riguardo. Se mi passa qualcosa di interessante tra le mani di sicuro ci scriverò un post. Nel frattempo, colgo l’occasione per segnalare un rapporto che dà una buona panoramica sul crimine organizzato in Grecia. I lettori con la voglia di approfondire potrebbero trovarlo utile: http://www.balkanalysis.com/greece/2011/05/15/organized-crime-in-greece-statistics-trends-and-police-countermeasures-in-2011-2/
Grazie ancora!
Stefano