Perché è nato un narcostato

guinea bissau

 

Il 9 gennaio è morto Malam Bacai Sanha, Presidente dello Stato della Guinea-Bissau. Ha chiuso definitivamente gli occhi dopo una notte in coma in un ospedale di Parigi. Ironicamente, proprio quel giorno il Mafioscopio si era occupato del suo Paese. Aveva accennato di come fosse diventato uno dei principali centri di smistamento di cocaina per l’Europa. Di come i narcotrafficanti colombiani avessero comprato i militari guineensi più influenti e tramutato quel pezzetto d’Africa nel primo caso al mondo in cui una mafia estera colonizza un intero Stato. E’ importante capire perché proprio alla Guinea-Bissau sia toccato il primato, cosa abbia spinto i narcos ad approdare sulle sue spiagge disabitate.

Prima ragione: dall’inizio del nuovo millennio gli europei hanno iniziato a sniffare più polvere bianca. La domanda di cocaina è aumentata costantemente in quasi tutti i Paesi del nostro continente. Solo in Spagna, dal 1999 al 2001 i consumatori sono aumentati del 65%, ammontando a più di centomila. Simili cifre sono state registrate in Francia, Danimarca, Regno Unito. La droga non scappa dalle leggi del mercato: se più gente la vuole, più la si vende. I narcos dovevano espandersi di più in Europa, e per farlo bisognava una catena logistica che li portasse fin lì.

In realtà, la catena logistica già c’era, e passava dai Caraibi. Solo che gli Stati Uniti se n’erano accorti, e dalla fine degli anni ’90 hanno iniziato ad aumentare le operazioni poliziesche nella regione, cooperando con gli staterelli locali. E questa è la seconda ragione. Più operazioni antidroga equivalgono a più rischio per i narcos. Commerciare droga è già costoso di per sé. Meglio scovare altri itinerari. Magari in Africa.

Dal 2000 i cartelli iniziano a sperimentare diverse rotte passanti per l’Africa Occidentale. Se n’era accorta l’ONU, e informa i governi e il pubblico con un rapporto nel 2003. Un’altra investigazione conferma che dal 2004 i colombiani concentrano la maggior parte del traffico in Guinea-Bissau. Si vedono aeroplani che dopo voli intercontinetali atterrano negli aeroporti militari guineensi. I pescatori si sorprendono alla vista di ‘sabbia bianca’ che cade da strane navi provienienti dal Brasile. La usano per decorarsi i corpi durante le cerimonie religiose e per delineare i campi di calcio. A quel punto è troppo tardi: le haciendas lussuose con piscina all’aperto sono già state costruite, nelle strade di Bissau si vedono stranieri con gadget high-tech in mano e donne bellissime a fianco che parlano spagnolo.

Ritorniamo alle ragioni. Ecco la terza: il sistema poliziesco guineense è essenzialmente inesistente. Per 36000 chilometri quadri di territorio, il Paese possiede solo sessanta agenti antidroga. Come se già il tutto non sembrasse una parodia, gli agenti non hanno manette, possiedono un solo veicolo (spesso senza benzina), e due celle per la detenzione dei sospetti. Basta. Pensare che i narcos, con fatturati che toccano miliardi di euro l’anno e un esercito paramilitare alle spalle, possano essere contrastati da sessanta agenti senza un auto è assurdo come convincere lo Stato di Nauru (10.000 abitanti) a invadere gli Stati Uniti.

Quarto motivo: la Guinea-Bissau è economicamente isolata dal resto del pianeta. Nessun Paese straniero ha interessi strategici in essa. La percentuale di merce esportata e importata non arriva neanche allo 0,1% di quella dell’intera regione Sub-Sahariana – la meno globalizzata al mondo. Per la mafia colombiana è come bussare alla porta dell’edificio abbandonato alla periferia della città, a cui nessuno frega. Hanno ballato e ballano lì dentro come topi, non quando il gatto è andato via, ma quando il gatto non ci è mai stato.

Esistono altre ragioni interessanti seppur meno importanti. Chi è interessato le può leggere qui. E’ importante ora domandarsi se altri Paesi poveri e isolati come quello guineense siano a rischio di diventare narcostati. E la risposta, tristemente, è sì. Basti pensare alla Gambia, dove 2 tonnellate di cocaina sono state sequestrate nel giugno 2010. Il valore della merce ammonta a un miliardo di dollari, e pare che lo stesso Presidente dello Stato sia coinvolto.

Lo scorso mese il generale della Marina guineense Jose Americo Bubo Na Tchuto, noto complice dei narcos, è quasi riuscito a compiere un colpo di Stato. Con l’aiuto dei Paesi limitrofi, però, il peggio è stato scongiurato. Almeno per ora.

[Foto di allwestafrica]

Lascia un Commento