Anonymous VS Los Zetas
Il narcotraffico battuto dalla Rete

Il Mafioscopio si è già soffermato in un post precedente sul cartello messicano della droga degli Zeta (Los Zetas). Seppur con le parole, si è avuto un assaggio della loro inaudita violenza e del loro intricato network di informatori tra tutti i settori delle forze dell’ordine, giornalistici e politici del Paese. Combatterli è impresa ardua, ma pare che alla lotta si sia unito uno dei protagonisti meno ortodossi del mondo contemporaneo: parlo di Anonymous, il famosissimo gruppo hacker che sta contribuendo a molti dei subbugli avvenuti nella Rete negli ultimi anni.

Sono due mondi-ombra che si scontrano. E da una parte c’è un insieme di cittadini uniti solo dal desiderio di disobbedienza civile verso quelli che chiamano ‘poteri forti’. Anonymous è stato costituito nel 2003 nella comunità online 4chan. Non c’è un leader, non ci sono gerarchie. E in realtà neanche un obiettivo, perlomeno agli inizi. «Siamo solo un gruppo di persone su internet che hanno bisogno di fare ciò che desiderano, ciò che nella società reale non potresti fare. Più o meno questo è il motivo» si dichiara in programma radio nel 2008.

Eppure è diventata una delle più potenti organizzazioni attiviste della storia. Hanno attaccato i principali siti web della controversa chiesa di Scientology, creato una piattaforma virtuale per contrastare il regime iraniano, supportato il movimento Occupy Wallstreet, messo fuori servizio quaranta siti pedopornografici e pubblicato i nomi di 1500 loro visitatori.

Ora tocca al crimine organizzato. Il 6 ottobre Anonymous ha pubblicato un video:

Immagine anteprima YouTube

Traduzione del messaggio:
Anonymous di Veracruz, Messico, e del mondo, vogliamo comunicarvi che uno dei nostri membri è stato rapito mentre faceva Papestorm [distribuire messaggi cartacei per le strade, n.d.a.] nella nostra città.

Richiediamo il suo rilascio. Vogliamo far sapere all’esercito e alla Marina che siamo stanchi degli Zeta, che rapiscono, rubano e ricattano in vari modi. Uno di questi è costringere a far pagare una tassa a ogni onesto lavoratore di Veracruz, che lavora ogni giorno per sfamare la sua famiglia.

Siamo stanchi dei tassisti, dei comandanti e della “polizia-zeta” di Xalapa, Córdoba, Orizaba, Nogales, Río Blanco and Camerinos… Sono solo polli e hanno fatto di loro stessi i più leali servitori di quelle facce di culo.

Per il momento non pubblicheremo le foto o i nomi dei tassisti, dei giornalisti, o degli agenti di polizia, ma se c’è bisogno, pubblicheremo tutto, inclusi i loro indirizzi, per vedere se poi il governo li arresterà.

Non possiamo difenderci con un’arma, ma possiamo farlo con le loro macchine, case, bar, bordelli e tutto il resto in loro possesso. Non sarà difficile. Sappiamo chi sono e dove sono. Avete fatte un grosso errore a catturare uno dei nostri. Rilasciatelo. E se qualcosa gli accade, ricordete per sempre il prossimo 5 novembre.

La conoscenza è libera.
Noi siamo Anonymous.
Noi siamo legione.
Non non perdoniamo.
Noi non dimentichiamo.
Aspettate e vedrete.

Gli Zeta hanno preso un membro di Anonymous. E ora Anonymous minaccia di mettere a nudo la loro rete di potere. Ci vogliono una decina di computer, una connessione a internet e un paio di programmi appositi per mostrare al mondo la faccia delle persone dietro a un business criminale e sadico del valore di miliardi di euro. Viva la tecnologia.

L’euforia del comunicato era stata smorzata dalla preoccupazione di alcuni. Due maggiori hacker noti come Skill3r and Glyniss Paroubek hanno dichiarato che non avrebbero preso parte all’operazione. Gli Zeta non sono una mafia qualunque, possiedono un team di esperti informatici e sarebbero ben capaci di identificare alcuni degli Anonymous. Basta una mossa sbagliata per lasciare una traccia con il tuo nome. Farlo è una condanna a morte, è trovarsi con una testa mozzata in mezzo a due tastiere per computer.

Pare però che la paura sia stata sentita più nell’altro fronte. Ieri, un giorno prima dell’ultimatum, è stato comunicato il rilascio dell’ostaggio, per la sorpresa di molti. Un organizzazione nascosta dietro la maschera di Guy Fawkes ha piegato una forza che ha messo in ginocchio un intero Stato.

Quale sia il seguito della vicenda non importa, al momento. Ciò che conta è notare il ruolo della tecnologia. La fluidità e l’anonimato della Rete cambiano anche la storia e il destino del crimine organizzato. I luoghi di contrasto non sono più solo le strade e i tribunali. Ci sono anche quei magazzini virtuali chiamati database, che conservano le informazioni su tutta la struttura criminale. Tanti bit, serie di zeri e uno capaci di mettere in ginocchio ciò che per decenni non ha fatto che rinforzarsi. E nasce anche una nuova sorta di antimafia. Una strana antimafia senza identità, confini. Piena di volti opachi, fissi su uno schermo pronti per un attacco hacker, con motivazioni diverse da quelle convenzionali. Sembra un libro di William Gibson.

La cyber-era ha la capacità di annichilire business criminali. Il prossimo passo è vedere come implementare un tale potere senza rischiare vite innocenti. Perché la morte è inaccettabile, anche se anonima.

Lascia un Commento