Mafie che comprano oro

Passare in macchina per via Garofalo, a Catania, alle 19, quando già è buio ma i negozi sono ancora aperti, è un’esperienza che molti catanesi definirebbero abbagliante. Le luci dei ‘Compro Oro’ che popolano i due lati per un attimo ti accecano, ma hai tutto il tempo di abituarti, molto probabilmente il traffico ti terrà nella stretta e breve via ancora per qualche minuto. Avrai anche il tempo di riflettere sul fatto che, di Compro Oro, ne sono apparsi tanti, molti, forse troppi, negli ultimi quattro anni. E se la fila di auto lì davanti proprio non si smuove, avrai qualche altro minuto in più anche per chiederti perché.

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L’ingegnere e l’ontologia della morte

Nel 2012 El Salvador registrava un PIL pari a quasi 24 miliardi di dollari statunitensi. Una ricchezza così l’Italia la produce in quattro giorni e mezzo. Quando un paese è povero, e il lavoro manca, l’emigrazione tende ad essere la miglior risposta. Diminuiscono le bocche da sfamare in madre patria e aumentano le remittance, quella parte del reddito guadagnato all’estero e rispedito alle famiglie lasciate a casa. All’Italia del dopoguerra l’emigrazione ha fatto bene. El Salvador, invece, l’hanno ammazzato. Grazie alle maras.

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Dentro un campo rifugio

In guerra si mormora che per ogni proiettile sparato c’è una casa che si svuota. E il conflitto in Siria conferma l’adagio. Sono più di due milioni – 2.100.174 per l’esattezza, secondo le stime ufficiali dell’ONU – i cittadini siriani che hanno chiesto rifugio in un paese estero. La Sicilia lo sa bene, la notizia le è stata sbattuta in faccia a suon di barconi e cadaveri in piena estate, e continua a rimbombare grazie alle navi cariche di gente che fluttuano tra le coste catanesi e siracusane.

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Liberty Reserve: il riciclaggio nell’era digitale

Trafficanti di droga e pedofili terranno bene in mente la data del 26 maggio 2013. Da quel giorno una schermata del governo statunitense fa da homepage a una delle loro piattaforme preferite, Liberty Reserve. Grazie a un mandato della Corte Distrettuale del Southern District di New York, la criminalità organizzata ha perso la macchina che li ha assistiti nel riciclare 6 miliardi di dollari sporchi negli ultimi sette anni. E’ l’inizio della lotta al riciclaggio digitale.

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Come ti frego uno Stato

La storia ha inizio con due businessman miliardari e uno Stato indebitato fino al collo. I businessman sono Arcadi Gaydamak  e Pierre Falcone. Gaydamak è un imprenditore russo-israeliano con passaporto francese e canadese. Possiede una squadra di calcio, il Beitar Jerusalem, e due giornali, il francese France Soir  e il russo Moskovskie Novosti. Non disdegna la politica, ma la politica disdegna lui. Nel 2008 si è candidato a sindaco di Gerusalemme, ma un flop segnato dal solo 3,6% dei voti l’ha bastonato. Si pensa filantropo, elargisce milioni a favore dei cittadini israeliani delle zone minacciate dai razzi di Gaza.

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Il tesoro dei Balcani

In Montenegro ci si lascia il cuore, e anche qualche amico. Paesino indipendente dal 2006, sanguina ancora da qualche ferita inflitta durante la guerra dei Balcani. Sono ancora sfregiati dalle bombe i palazzi di Podgorica, la capitale. Nel parco principale della città rimane un ponte tremolante, sopravvissuto miracolosamente al conflitto, su cui ragazzi si sfidano a chi è coraggioso abbastanza da saltarci. Come altri stati balcanici (e come l’Italia) il Montenegro soffre di malamministrazione e corruzione. E pare che, almeno secondo l’Europol, la situazione sia diventata insostenibile.

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Dov’è la mafia per il M5S nazionale?

Due mesi fa mi ha colpito in testa un paradosso. Avrei dovuto scriverne prima, ma non mi andava di aggiungere altre righe sulla già copiosa mole di articoli, riflessioni, post e quant’altro sulla novità grillina in Parlamento. Settimane dopo il paradosso è ancora lì, mi perseguita, mi disturba. E allora basta, tiro fuori il dubbio. Non per sfogarmi, ma perché la risposta, immagino, interesserà non solo me ma buona parte del popolo italiano. Dov’è la mafia per il Movimento 5 Stelle nazionale?

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Contro 3600 organizzazioni criminali

Non sono solo i tumulti economici a minacciare l’Unione Europea. A provocare un nuovo mal di testa ai funzionari di Bruxelles ci ha pensato l’Europol tre giorni fa, con la pubblicazione del nuovo Serious and Organised Crime Threat Assessment, il rapporto che fa il punto della minaccia criminale organizzata in Europa. Tre le parole chiave di quest’anno: crisi, network, transnazionalità.

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Il cyber-amante

Alan Turing è uno dei padri dell’informatica. Fu il primo a teorizzare l’esistenza di una macchina capace di eseguire quasi ogni tipo di istruzione data, quella che oggi chiamiamo computer. E’ molto probabile che senza il suo genio la rivoluzione digitale sarebbe accaduta molto, molto tempo dopo. Un Leonardo Da Vinci che è stato ascoltato. Morì suicida a 41 anni, masticando una mela avvelenata, dopo essere stato castrato chimicamente dal governo britannico perché omosessuale. Quattro anni prima della morte ci ha lasciato la chiave della prossima rivoluzione, quella dell’intelligenza artificiale.

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Leonardo Vitale e la pazzia

La morte di Antonino Calderone richiama alla mente un’altra vita, ancora più significativa nella lotta alla criminalità organizzata. Parlo di Leonardo Vitale, il primo vero e proprio pentito di mafia. La sua storia ha un che di surreale, distopico. Bisogno sentirla due o tre volte prima di crederla. Ma è prova tangibile del potere mafioso nella società in cui è radicato.

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