Come rispondere agli annunci lavorativi

 

Bentrovati a tutti, tante buone cose.

Non si tratta di un tutorial su come rispondere agli annunci lavorativi, perché a dire il vero non ho la minima idea di quale sia il modo “giusto” per farlo: probabilmente non ho il know-how per queste cose. Ad ogni modo, ho finalmente trovato un annuncio interessante, dopo un’estate mogia da far spavento, e ho deciso che scriverò qui sul blog il testo della risposta. Magari qualcuno potrà darmi opinioni e consigli.

Ecco l’annuncio in questione:

Salve Testata giornalistica online, sono una ragazza che vuol fare esperienza nel giornalismo, un’aspirante giornalista. Aspiro tantissimo, gli amici mi chiamano Rowenta. Il mio nome è Ornella, ho venticinque anni vissuti così così. Vivo a Milano perché sono nata a Catania e ho trovato molto interessante il vostro annuncio. Ho lavorato per circa un anno come commessa in un negozio di abbigliamento, perché da quando ho deciso che “mobbasta, non si lavora aggratis!”, non ho mai più trovato qualcuno disposto a farmi scrivere dietro compenso. Però ho capito che stavo sbagliando io, quindi mi sono licenziata per fare ciò che la maggior parte degli aspiranti giornalisti deve fare per provare ad entrare in una redazione: lavorare gratis, chiedere i soldi alla famiglia, elemosinare l’attenzione mediatica, leccare per benino i piedi a qualcuno, farsi volere bene da un politico a caso ed entrare a far parte del jet set giornalistico con buona pace della dignità, esorcizzare da sé la semplicità, incarognirsi, indossare scarpe alla moda (la moda è importantissima) e twittare parecchio. Ah sì, e studiare. Però non troppo, che alcuni fra i più grandi giornalisti non si sono nemmeno laureati. 

Nel presentarmi, vorrei innanzitutto chiarire subito che io non sono una perdi tempi. I tempi non li ho mai persi né sbagliati, me lo diceva anche la mia maestra di musica delle elementari. Secondo lei avrei dovuto studiare pianoforte perché ero musicalmente dotata. Ma era scandalosamente falso.
Il mio livello di conoscenza della lingua italiana scritta è davvero ottimo, a volte però ho problemi con quella parlata, perché ho una pronuncia pessima e sbaglio gli accenti dei cognomi: dico “Bènetton” al posto di “Benettòn”. Va bene lo stesso, per voi? Inoltre ritengo di soddisfare anche gli altri requisiti richiesti perché ho una laurea (però ho anche il minimo diploma di maturità, ho voluto essere previdente) e possiedo una fotocamera digitale! Credo di essere stata fortunata a trovare questo annuncio, insomma non è che al giorno d’oggi siano in molti a possedere una fotocamera digitale. Una fantastica coincidenza. 

Non voglio dilungarmi troppo con questa lettera di presentazione, quindi porgo un caro saluto generico a chiunque sia il mittente dell’annuncio che come tutti sappiamo dev’essere tenuto nascosto per legge, sperando che non si tratti di un affiliato di Al-Qaida, che di problemi ne ho già abbastanza. 

Cordialmente,
Ornella Balsamo

 

Che dite, secondo voi mi richiameranno?

 

 

17 pensieri su “Come rispondere agli annunci lavorativi

  1. Humor dissacrante e ironia sono carte vincenti in tempi duri come questi e l’annuncio non parla di retribuzione o facilitazioni economiche. Dietro quell’ “aspirante” si nasconde in realtà l’abuso della pratica di “vuoi fare il giornalista? Scrivi aggratis e che magari ti diamo il tesserino!”.. Uno strozzacollo che molti (troppi!) di noi accettano. Cara Ornella, non so se ti richiameranno. Certo è che con questa verve dovresti candidarti per Zelig (tanto che sei su Milano!) :) In bocca al lupo! :D

    • Andare da Zelig sarebbe effettivamente la ciliegina sulla torta. Facciamo che la prendo per quel che è, ossia una battuta, e dico “crepi il lupo”. Per il giornalismo intendo, non per la candidatura da Zelig. :)

  2. Hai veramente scritto cosí? Grandissima. Io ti assumerei solo per questa lettera, visto che il talento per la scrittura é evidente.

    Ah e poi: finché non viene qualcuno dall’azienda a correggermi, rimango convinta che si dice “Bénetton”, come dici tu! “Benettón” lo dicono le stesse persone che dicono “Tommy HilfiNger” con la N.

    • Cara Sascha, pur col beneficio del dubbio (onnipresente fino all’apparizione di una risposta che smentisca le mie idee – che in questi casi non è mai arrivata), penso che chi pubblica un annuncio del genere una risposta nemmeno la meriterebbe né si metterebbe a sua volta a rispondere. Detto questo, non appena l’inserzionista mi dovesse ricontattare – e anche qui, credo non lo farà mai – avrò modo di dirti se sarà dotato o meno di senso dell’umorismo. Diciamo anche che solo una volta, da due anni a questa parte, ho risposto ad una testata importante e seria tramite un annuncio pubblicato su internet in regime di trasparenza e democrazia, perché in questo campo il lavoro te lo trovi attraverso i contatti e le amicizie, e se non li hai sei tagliato fuori. Tutti questi che mettono annunci o non esistono o valgono zero fino a prova contraria. :D

      Per la questione dell’accento: ricordo una maestra alle elementari, era veneziana e si chiamava Milion. Noi la chiamavamo “Mìlion” e lei diceva: “Si dice Miliòn, proprio come Benettòn!”. Mi è sempre rimasto il dubbio, però. Esistono scuole di pensiero diverse, insomma. :)

    • Grazie mille! Diciamo che a parte la verve non è che abbia molto altro. E diciamo anche che per entrare in una redazione non è esattamente questa la dote più utile. :) Crepi il lupo.

    • Nell’ordine: no, no e no. :) Ho un paio di post in saccoccia ma sono davvero davvero indecisa se pubblicarli o meno. Il lavoro non l’ho trovato, e di testate online che assumono non mi pare ce ne siano granché. Quelli lì, poi…

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