Cattiva maestra televisione

Cari vertebrati,

se la tv è lo specchio dei tempi siamo messi più che male.

Grazie alla segnalazione di un’amica mi sono imbattuto in un video geniale, trattasi del critico (d’arte??) Andrea Diprè che cerca di vendere le opere di Fabrizio Spagiari (“è un Matisse, l’ho fatta io…”).

Inizialmente pensavo che fosse uno scherzo, una parodia voluta delle televendite, invece è tutto vero: le risatine isteriche del conduttore, le risposte malmostose del pittore, ji errori nel presentare i vari dipinti.

C’è da dire che ormai guardo pochissima televisione. C’è stato un tempo in cui, invece, la scatola magica segnava le mie giornate: ricordo ancora la sigla di chiusura di Quelli della notte… e di Indietro tutta, alcuni momenti di Domenica in, il Maurizio Costanzo show con ospiti di primo piano (a volte si aveva lo spettacolo superbo e assoluto: da vedere l’intervista a Carmelo Bene!).

Poi neji anni il disamore è aumentato progressivamente, anche perché credo che in Italia non vi siano più artisti all’altezza dei predecessori. Non vorrei cadere nella tentazione della nostalgia, ma vorremmo paragonare i comici di adesso con Totò, Fabrizi, Verdone, Troisi, e Benigni?

Credo proprio di no. L’ultima ottima sperimentazione, nell’ambito dell’umorismo, risale ai primi anni di Zelig, poi c’è stato un continuo peggioramento, terminato nelle farse penose di Colorado Cafè. Ma ormai la televisione è un coacervo inquietante, è come scejere tra Scilla e Cariddi.

In tutto questo il voyeurismo, il mezzo televisivo ne è sempre stato pregno, ha superato i limiti dell’immaginabile, si sono visti programmi di rarissimo cinismo, con la De Filippi, la D’Eusanio e la d’Urso prime donne. E se ritornano in mente pezzi di gloriosa televisione dal nostro passato: Mina e Battisti al Teatro 10, Modugno con Rinaldo in campo, Mastroianni che canta con un cane, i balletti rivoluzionari e gioiosi della Carrà; adesso basta guardare due minuti, forse meno, della trasmissione dedicata a Francesco Nuti dopo la malattia, e andata in onda su Canale 5, per capire che, parafrasando Roberto Freak Antoni, non è vero che una volta toccato il fondo non si può che risalire: si può cominciare a scavare.

In un panorama desolato come questo (che prevede alcune eccezioni, sia ben chiaro), la televendita di Diprè diventa quasi un capolavoro del naif.

Un personaggio, che non è un critico d’arte, vende dei dipinti, che non sono quasi mai di un artista, a gente frequentemente sprovveduta; ci si trova davanti ad un qualcosa d’indecifrabile, e si ride, si ride quasi sempre, a prescindere dal pittore di turno.

Si ride come si rideva con Walter Chiari e il sarchiapone americano di Campanini. Un animale che viene descritto come ferocissimo, ma che non esiste, e che serve al passeggero per rimanere solo nello scompartimento del treno.

Ecco, le performance di Diprè veicolano messaggi insensati: noi rimaniamo inebetiti, il sarchiapone è già fuori dalla scatola. E ci mordicchia il cervello.

Mentre noi rimaniamo più soli, a guardare, increduli, lo scompartimento vuoto.

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