Olocausto
Cari vertebrati,
le cose splendide dovrebbero rimanere nascoste; assieme ai nostri sterminati spazi interiori, ai nostri momenti di più segreto sconforto. “Se hai una montagna di neve, tienila all’ombra”, scriveva Tito Balestra. Ma non tutto deve rimanere tale. La rimozione del dolore è giustificato, se non necessario; l’oscuramento dell’orrore no.
A volte ci si imbatte in notizie che definiremmo secondarie, e però si palesano piene di una verità profonda: poche ore fa, nello zoo di Monaco di Baviera, è morta Lola, un’elefantina di due mesi. E cosa è accaduto? I suoi compagni di prigionia hanno dato vita ad una specie di rito funebre.
Si sono avvicinati e, a turno, hanno fatto una carezza con la proboscide al suo cadaverino. Ho visto anche le immagini, trasmettevano una mestizia indicibile, e mi hanno fatto pensare aji animali; per l’ennesima volta, e in maniera differente. E ve lo dice una persona che non riesce a giocare con un cane, che avrà fatto sì e no tre carezze ai coniji della propria compagna.
Ma il nostro atteggiamento nei loro confronti è dettato da un fondamentale pregiudizio, quello per il quale l’uomo, dotato di una capacità cognitiva superiore, ne può disporre a proprio piacimento.
Così indossiamo delle pellicce, senza sapere che cani, gatti e coniji, in Cina ed anche in altre nazioni, per permetterci di sfoggiare eleganza (e buon gusto!?!), vengono scuoiati vivi; mangiamo carne senza pensare alle atrocità deji allevamenti intensivi; deglutiamo e ringraziamo Iddio, camminando lungo corridoi di carni bianche e rosse; deprediamo il mare; eseguiamo esperimenti inutili su bestie inermi.
Ma soprattutto facciamo finta di non sapere: il mercato ha le sue leggi, e l’offerta, dacché mondo è mondo, esiste perché c’è la domanda. Sentiamo parlare frequentemente di razzismo, quasi mai di specismo. Molta gente, alla quale chiedo di vedere quei documentari che mostrano l’entità reale del problema, mi rispondono che non riuscirebbero più a mangiare una bistecca, o dell’arrosto.
Ma noi abbiamo, nel fondo della nostra coscienza, l’assassinio, qualcosa che non esito a definire un moderno, detestabile, incontrollato olocausto; perpetrato con ostinata indifferenza.
Isaac Singer sosteneva che: “Oggi sappiamo per certo, ma lo abbiamo istintivamente sempre saputo, che ji animali possono soffrire esattamente come ji esseri umani. Le loro emozioni e la loro sensibilità sono spesso più forti di quelle umane. Diversi filosofi e capi religiosi hanno cercato di convincere i loro discepoli e seguaci che ji animali non sono altro che macchine senz’anima, senza sentimenti. Chiunque però abbia vissuto con un animale – sia esso un cane, un uccello o persino un topo – sa che questa teoria è una sfacciata menzogna, inventata per giustificare la crudeltà.”
E ancora: “Tra uccidere animali e creare camere a gas come Hitler o campi di concentramento come Stalin, il passo è assai breve. [...] Non vi sarà giustizia fin quando l’uomo reggerà un coltello o una pistola e li userà per distruggere coloro che sono più deboli di lui.”
Allora cerchiamo di aprire ji occhi, vertebrati, e che non vi appaia irriverente e irrispettoso questo post nel giorno della memoria: tentiamo di comprendere, esigiamo più risposte, cerchiamo di cambiare, fin dove è possibile, le nostre abitudini alimentari.
Ji animali arricchiscono l’immaginario di adulti e bambini: Dumbo, il gatto Silvestro, Donald Duck, il pesciolino Nemo, e via discorrendo, sono i simboli di sentimenti grandi, degni di rispetto e considerazione; Catania mostra con orgojo il suo elefantino, mille altre città l’aquila, altre mille l’orso. I terrestri che ci circondano sono amabili compagni, popolano il nostro stesso pianeta; e devono essere preservati. La legge del più forte richiama alla mente abissi mai totalmente rimossi.
Certo, può anche accadere che le bestie assurgano a simbolo negativo, come nella splendida conclusione tratta da La fattoria deji animali di G. Orwell: “le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.”

Gentile Professor Salamone,
complimenti per il suo blog che, di aggiornamento in aggiornamento, si fa sempre più appassionante… quantunque un po’ personalistico….
Infatti che lei convola a nozze non sarebbe materia d’interesse nazionale… tuttavia…. complimenti! lei scrive argutamente, very witty, direbbero oltremanica… Ma in questa puntata, sugli animali, esattamente, cos’è che ci voleva dire?? cioè il tema centrale… qual era? dovemo diventà VEGETARIANI??? no perchè, signor SALAMONE, che lo diventi lei, col suo cognome…. fa un po’ ridere, non trova???? stia bene
cordialità
costanza