Movimento dei forconi: 4 punti di vista

Movimento dei forconi: 4 punti di vista

Tra lobby, fiabe, spirali e cornici, vi racconto i miei punti di vista sulle “Cinque giornate” siciliane più calde di questo inverno

Il professor John Keating, interpretato dal simpatico Robin Williams, nel film L’attimo fuggente insegnava ai suoi giovani allievi come guardare tutto ciò che li circondasse da un altro punto di vista.

Guardando la Sicilia di questi ultimi giorni e in particolare all’iniziativa del Movimento dei forconi sembra che l’attenzione si sia cristallizzata su pochi punti: mafia, fascismo, indipendenza, disastri e disagi irreparabili, poca informazione da parte dei media nazionali.

Proviamo a guardare questi eventi da un altro punto di vista allora. O meglio, da più punti di vista.

1) L’importanza delle lobby. L’Italia, in maniera particolare, è madre della connotazione negativa di quest’attività. Attività che se osservata per bene è parte integrante di tutti i regimi democratici. E’ un’attività lecita che dovrebbe produrre un costante dialogo tra chi ha il potere decisionale e determinate parti della società che chiedono la tutela dei propri interessi.

In Sicilia accade che agricoltori, pescatori, tassisti, autotrasportatori, piccoli imprenditori e gruppi di giovani studenti portino avanti i propri interessi con una manifestazione di 5 giorni (e anche più di cinque). All’Italia manca un sistema competitivo di gruppi di interesse. La salvezza di questo Paese non è fare guerra alle lobby, ma sviluppare un insieme di regole e di norme che permetta di identificare e promuovere i gruppi di interesse. Solo con un pieno riconoscimento di queste attività si potrà migliorare la condizione socio-politico-economica del nostro beneamato Paese.

E passiamo al secondo punto.

2) La cornice dell’iniziativa. Viene quasi immediatamente connotata negativamente per diversi motivi: la presenza dei fascisti di Forza Nuova, l’ombra della mafia e di organizzazioni criminali, l’isterismo della mancanza di benzina e di prodotti alimentari, pesanti e irreparabili danni all’economia isolana. E l’elenco sicuramente potrebbe continuare.

Se la manifestazione fosse organizzata dai sindacati o dai principali partiti italiani la cosa sarebbe rientrata quasi naturalmente nel dibattito politico nazionale e magari sarebbe sfumata in un contesto di campagna elettorale permanente.

Siccome ha il suo carattere di eccezionalità, di diversità, di qualcosa fuori dall’ordinario, bisogna correre ai ripari. Allora intervengono le confederazioni di categoria, alcuni politici e sparute testate d’informazione che stanno a sottolineare gli aspetti più cupi e preoccupanti che potrebbero emergere da una tale manifestazione.

Tecnica abbastanza vecchia questa. Elisabeth Noelle-Neumann, già negli anni ’70 del Novecento la definiva “spirale del silenzio”. Tecnica usata egregiamente nei secoli passati e ritornata chiaramente in voga durante le dittature novecentesche.
Senza troppi fronzoli, la teoria della spirale stava a indicare come attraverso i media e l’opinione pubblica si potessero zittire le voci di pazzi, eretici e compagnia bella.

Chiaramente questo gioco adesso ha la sua difficoltà ad avviarsi perché i numeri da contrastare sono molto alti. Quindi, il braccio di ferro tra i pro e i contro la manifestazione avrà ancora un suo seguito.

3) Le proposte. Dopo una prima fase confusa e poco chiara dove sembrava non esserci una strategia di intervento da proporre alle istituzioni, l’incontro tra il Presidente della Regione Raffaele Lombardo e il movimento Forza d’urto ha partorito una lista di richieste concrete da proporre anche al governo Monti.

Tuttavia, il leitmotiv su cui poggiano le richieste è semplice e chiaro: i diritti garantiti dallo Statuto siciliano. Nello specifico, la piena applicazione dell’articolo 116 della Costituzione italiana (che include lo Statuto siciliano). Soprattutto la parte di testo riguardante gli aspetti economici. In particolare, la fiscalità di vantaggio e i benefici riguardanti estrazione, raffinazione e vendita del petrolio visto che il tema del caro benzina è uno dei principali all’interno del movimento.

4) Il ruolo dei partiti. Possiamo confermare con tranquillità che la sinistra storica (e non solo) ha perso ancora una volta l’occasione di riappropriarsi del suo elettorato tradizionale: contadini, agricoltori e operai. Anziché andare incontro alle esigenze dei propri elettori ha subito pensato bene di prenderne le distanze. Facendo di più, chiaramente. Additandoli con tutti quegli aggettivi elencati all’inizio del pezzo. Insomma, un altro assist a porta vuota per i politici del centro destra siciliano. Un altro assist che conferma la tradizione ideologica della Sicilia come terra di centro destra. Di una terra che da sempre ha avuto difficoltà nel portare avanti battaglie sindacali e ha preferito affidarsi ai notabili di turno.

Sembra un po’ la fiaba della volpe e l’uva: il centro sinistra non è riuscito a cogliere il disagio dei manifestanti e, osservando l’avvicinamento di altri gruppi politici, ha preferito allontanarsi disprezzando quanto di buono poteva esserci nell’iniziativa.

Ma c’è ancora tempo per rifarsi. Magari guardando le cose da un altro punto di vista.

2 pensieri su “Movimento dei forconi: 4 punti di vista

  1. Caro Mario, le testate (sparute) che mettono in risalto gli aspetti più cupi del movimento lo fanno – o dovrebbero farlo – per informare i cittadini, com’è loro dovere.
    Un abbraccio
    r.

  2. Ciao Roberta,

    grazie innanzitutto del commento.

    Mi riferisco in generale al clima d’opinione che si viene a creare tra media, politica e cittadini: si corre il rischio di sminuire l’iniziativa, o viceversa di caricarla troppo emotivamente in chiave negativa, e portare il tutto a una “guerra tra poveri”. Ma il discorso è ancora più ampio, lo sappiamo.

    Che ogni testata faccia il suo dovere dovrebbe essere l’auspicio di tutti.

    E CTZen lo fa a dovere cogliendo le istanze e i diversi punti di vista dei cittadini. Ci mancherebbe. ;-)

    A presto e grazie ancora.

    Mario

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